
| Lo spettacolo narra le vicende di Settimia
Spizzichino, l’unica donna ebrea del Ghetto di Roma sopravvissuta alla
deportazione del 16 ottobre del 1943. Quella sera il colossale
rastrellamento delle SS a Roma si era concluso con un bilancio tragico:
1022 ebrei romani erano stati catturati, la maggior parte nel vecchio
quartiere del Portico d’Ottavia, l’antico “ghetto”, che mai, nemmeno
nei secoli più bui, era stato testimone di tanta spietatezza.
Dei 1022 razziati di quel giorno sono tornati, alla fine della guerra,
sedici uomini e una sola donna: Settimia Spizzichino. Grazie al suo
carattere, alla sua determinazione, Settimia ce l’aveva fatta e fin dal
suo ritorno prese su di sé l’impegno di raccontare, di testimoniare gli
orrori che aveva visto e subito sulla sua stessa pelle nei campi di
sterminio. Questo spettacolo, nato nel decennale della sua scomparsa, intende ripercorrere, attraverso i suoi stessi ricordi, quegli anni di terribile prigionia fino alla liberazione e al difficile ritorno alla vita. La descrizione di quei tragici avvenimenti è molto minuziosa ed è fedele ai racconti della stessa Settimia, della quale ci sono rimaste molte interviste video. Il lavoro di preparazione storica e letteraria del testo è durato più di un anno, e si avvale di alcune poesie scritte da Luciana Bramante, studiosa ebrea della Shoah, la quale ha avuto anche la funzione di consulente storica. Storicamente molto documentato, quasi un teatro verità, lo spettacolo si avvale anche di numerosi documenti storici originali, quali filmati dell’Istituto Luce e registrazioni audio di Radio Londra, e vuole ricordare non solo una donna straordinaria quale è stata Settimia Spizzichino, ma le vicende che hanno coinvolto tutti gli ebrei italiani dalla promulgazione delle leggi razziali fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale e alla Liberazione. Lo spettacolo prevede cinque attori protagonisti nei ruoli di Settimia, la sorella Giuditta, La Madre, l’amico Leopoldo ed un misterioso personaggio che solo alla fine si scopre essere la personificazione del ricordo di Settimia, della sua Memoria, quella Memoria che le ha permesso di testimoniare per tutta la vita l’orrore di cui era stata vittima. Accanto a questi, una miriade di attori interpretano tutti gli altri ruoli che vengono rappresentati attraverso la loro voce, personaggi storici improbabili da mettere in scena (il Dottor Mengele), le altre parenti di Settimia (la sorella Ada e la zia), o anonime figure di prigionieri simbolo delle efferatezze compiute dai nazisti, il cui linguaggio spesso viene affidato alla poesia di Luciana Bramante, in un crescendo di emozioni che rendono lo spettacolo molto toccante ed intenso. Nessuna scena di cruda violenza viene mostrata, ma il linguaggio dei versi e spesso le riflessioni della protagonista assumono una forza ancora più vibrante ed intensa. Dopo le varie trattazioni del tema, si è cercato, con questo spettacolo, di parlare di una protagonista italiana, romana, per di più, una donna del popolo che nella tragedia è stata capace di trovare quella forza che ha saputo trasformare una persona semplice e assolutamente normale, in una donna straordinaria testimone e simbolo della Shoah. La parte visiva dello spettacolo è affidata alle scenografie di Leonardo Baglioni e ai costumi di Giovanna Ciufoli ed alla collaborazione tecnica di Francesco Ladi. La regia è di Roberto Bencivenga. Si ringrazia la Dott.ssa Carla Di Veroli per i documenti e il materiale storico messi a disposizione per la realizzazione dello spettacolo. |
| La sera del 16 ottobre del 1943
il colossale rastrellamento delle SS a Roma si era concluso con un
bilancio tragico: 1022 ebrei romani erano stati catturati, la maggior
parte nel vecchio quartiere del Portico d’Ottavia, l’antico “ghetto”,
che mai, nemmeno nei secoli più bui, era stato testimone di tanta
spietatezza. Dei 1022 razziati di quel giorno sono tornati, alla fine della guerra, sedici uomini e una sola donna: Settimia Spizzichino. Grazie al suo carattere, alla sua determinazione, Settimia ce l’aveva fatta e fin dal suo ritorno prese su di sé l’impegno di raccontare, di testimoniare gli orrori che aveva visto e subito sulla sua stessa pelle nei campi di sterminio. Questo spettacolo, nel ventennale della sua scomparsa, intende ripercorrere, attraverso i suoi stessi ricordi, quegli anni di terribile prigionia fino alla liberazione e al difficile ritorno alla vita. Lo spettacolo ha la durata di circa un’ora e un quarto. |


| La sera del 16 ottobre del 1943
il colossale rastrellamento delle SS a Roma si era concluso con un
bilancio tragico: 1022 ebrei romani erano stati catturati, la maggior
parte nel vecchio quartiere del Portico d’Ottavia, l’antico “ghetto”,
che mai, nemmeno nei secoli più bui, era stato testimone di tanta
spietatezza. Dei 1022 razziati di quel giorno sono tornati, alla fine della guerra, sedici uomini e una sola donna: Settimia Spizzichino. Grazie al suo carattere, alla sua determinazione, Settimia ce l’aveva fatta e fin dal suo ritorno prese su di sé l’impegno di raccontare, di testimoniare gli orrori che aveva visto e subito sulla sua stessa pelle nei campi di sterminio. Questo spettacolo, nel ventennale della sua scomparsa, intende ripercorrere, attraverso i suoi stessi ricordi, quegli anni di terribile prigionia fino alla liberazione e al difficile ritorno alla vita. Lo spettacolo ha la durata di circa un’ora e un quarto. |
| La sera del 16 ottobre del 1943
il colossale rastrellamento delle SS a Roma si era concluso con un
bilancio tragico: 1022 ebrei romani erano stati catturati, la maggior
parte nel vecchio quartiere del Portico d’Ottavia, l’antico “ghetto”,
che mai, nemmeno nei secoli più bui, era stato testimone di tanta
spietatezza. Dei 1022 razziati di quel giorno sono tornati, alla fine della guerra, sedici uomini e una sola donna: Settimia Spizzichino. Grazie al suo carattere, alla sua determinazione, Settimia ce l’aveva fatta e fin dal suo ritorno prese su di sé l’impegno di raccontare, di testimoniare gli orrori che aveva visto e subito sulla sua stessa pelle nei campi di sterminio. Questo spettacolo, nel ventennale della sua scomparsa, intende ripercorrere, attraverso i suoi stessi ricordi, quegli anni di terribile prigionia fino alla liberazione e al difficile ritorno alla vita. Lo spettacolo ha la durata di circa un’ora e un quarto. |
| Il 16 ottobre del 1943, 1022 ebrei romani vennero catturati dalle SS e portati ad Auschwitz. Alla fine della guerra, sedici uomini e una sola donna tornarono: Settimia Spizzichino, appunto. Grazie al suo carattere, alla sua determinazione, Settimia ce l’aveva fatta e fin dal suo ritorno prese su di sé l’impegno di raccontare, di testimoniare gli orrori che aveva visto e subìto sulla sua stessa pelle nei campi di sterminio. Questo spettacolo, nato nel decennale della sua scomparsa e rappresentato con successo per sei stagioni consecutive, intende ripercorrere, attraverso i suoi stessi ricordi, quegli anni di terribile prigionia fino alla liberazione e al difficile ritorno alla vita. |
| Lo
spettacolo narra le vicende di Settimia Spizzichino, l’unica
donna ebrea del Ghetto di Roma sopravvissuta alla deportazione del 16
ottobre del 1943. Quella sera il colossale rastrellamento delle SS a
Roma si era concluso con un bilancio tragico: 1022 ebrei romani erano
stati catturati, la maggior parte nel vecchio quartiere del Portico
d’Ottavia, l’antico “ghetto”. Dei 1022 razziati
di quel giorno sono tornati, alla fine della guerra, sedici uomini e
una sola donna: Settimia Spizzichino. Grazie al suo carattere, alla sua
determinazione, Settimia ce l’aveva fatta e fin dal suo ritorno
prese su di sé l’impegno di raccontare, di testimoniare
gli orrori che aveva visto e subito sulla sua stessa pelle nei campi di
sterminio. Questo spettacolo, nel decennale della sua scomparsa,
intende ripercorrere, attraverso i suoi stessi ricordi, quegli anni di
terribile prigionia fino alla liberazione e al difficile ritorno alla
vita. La descrizione di quei tragici avvenimenti è molto
minuziosa ed è fedele ai racconti della stessa Settimia, della
quale ci sono rimaste molte interviste video. Il lavoro di preparazione
storica e letteraria del testo è durato più di un anno, e
si avvale di alcune poesie scritte da Luciana Bramante, studiosa ebrea
della Shoah, la quale ha avuto anche la funzione di consulente storica. Con questo spettacolo si è cercato di parlare di una protagonista italiana, romana, per di più, una donna del popolo che nella tragedia è stata capace di trovare quella forza che ha saputo trasformare una persona semplice e assolutamente normale, in una donna straordinaria, testimone e simbolo della Shoah. |
